Il piave mormorava calmo e
placido al passaggio
Dei primi tanti il ventiquattro maggio
L 'esercito marciava per rag
giunger la frontiera
Per far contro il nemico una barriera
Muti passaron quella notte i tanti,
Facere bisognavo e andare avanti,
O sudivo intanto dalle amate sconte,
Sommesso a nieve il tripudior dell 'onde,
Era un prezzaggio dolce l 'usimpiero,
Il piove mormorò,
non passano straniero.
Ma in una notte il turista
si parlò di tradimento
e il piave odiva l 'ira e lo scomento.
Ai quanta gente ha vista
venir giù lasciare il tetto
per l 'onta consumata a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremi ur tutti i suoi fonti,
sudiva allor dalle violate sponte,
sommesso e triste il mormorio delle onde,
e come un singhiatto
in quell 'autunno nero
il piave mor moro ritor na lo straniero.
E ritorno il nemico per l 'or
goglio e per la fame
e volea sfogare tutte le sue brame.
Vedeva il piano a brico di lassù,
voleva ancora spavarsi
e tricudiare come allora.
No, disse il fiave, no, dissero i paneti,
mai più il nemico faccia un passo avanti.
Si vide il fiave rigonfiar le sonde,
e come i panti combatteva le onde,
E' rotto nel sangue del
nemico altero
Ch 'il fiave comandò Indi
etro va Estarraniero!